L’anticipo NASpI è uno strumento molto usato da chi, dopo la perdita del lavoro, vuole mettersi in proprio: consente di chiedere all’INPS la NASpI in forma anticipata, così da avere liquidità per avviare un’attività autonoma o un’impresa.
Dal 2026, però, cambia una regola fondamentale: non si riceverà più l’importo in un’unica soluzione, ma in due tranche.
Cos’è (e a chi serve) l’anticipo NASpI
Secondo le indicazioni INPS, l’anticipazione può essere richiesta dai beneficiari NASpI se intendono:
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avviare un’attività lavorativa autonoma;
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avviare un’impresa individuale;
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sottoscrivere una quota di capitale sociale di una cooperativa;
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oppure sviluppare a tempo pieno un’attività autonoma già iniziata durante il precedente lavoro dipendente.
Scadenza importante: la domanda va presentata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività (oppure entro 30 giorni dalla domanda NASpI se l’attività era già iniziata durante il lavoro dipendente).
Cosa cambia dal 2026: pagamento in due step
Fino al 2025 l’anticipo veniva erogato “in blocco”. Dal 2026, invece:
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1ª tranche: 70% dell’importo complessivo, dopo l’accoglimento della domanda;
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2ª tranche: 30% residuo, non automatica, riconosciuta solo a determinate condizioni.
In base alle sintesi della Legge di Bilancio 2026, il 30% viene corrisposto al termine della durata teorica/massima della NASpI e comunque non oltre 6 mesi dalla data della domanda di anticipazione, previa verifica dei requisiti.
Quando si perde il saldo finale (il 30%)
Il punto chiave è questo: il secondo pagamento è “agganciato” alla coerenza del percorso di autoimpiego.
Per ottenere il 30% finale, il beneficiario deve dimostrare che, nel periodo di riferimento:
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non è rientrato nel lavoro dipendente;
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non ha maturato il diritto alla pensione.
Se una di queste condizioni viene meno, il diritto al saldo decade.
Nota pratica: sul tema “pensione” alcune sintesi citano l’eccezione dell’assegno ordinario di invalidità.
Cosa significa per chi vuole aprire Partita IVA (la parte “vera”)
Questa modifica incide soprattutto sulla programmazione finanziaria: partire con il 70% anziché con il 100% può rendere più difficile coprire subito spese tipiche come:
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apertura Partita IVA e prime consulenze/adempimenti;
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acquisto di beni strumentali (pc, attrezzature, arredi);
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canoni di locazione o coworking;
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contributi previdenziali e prime rate/anticipi.
Il consiglio è semplice: prima di contare sull’anticipo NASpI, conviene fare un mini piano di cassa dei primi 3–6 mesi.
Attenzione anche alle decadenze “classiche” (regole INPS)
L’INPS ricorda che, se il beneficiario instaura un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza teorica del periodo NASpI, l’indennità anticipata va restituita (con specifiche eccezioni legate alle cooperative).
Dal 2026, oltre a queste regole, si aggiunge quindi la nuova “leva” del 30% a saldo, che può non arrivare.
In pratica: checklist veloce prima di muoversi
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Hai già verificato tempi e modalità per avvio attività/Partita IVA?
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Riesci a sostenere l’avvio anche con solo il 70% iniziale?
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Sei consapevole che il 30% finale dipende da requisiti (niente lavoro dipendente, niente pensione)?
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Hai un piano per contributi, affitti e spese fisse dei primi mesi?
Se vuoi, in Studio La Francesca possiamo aiutarti a fare una valutazione pratica: conviene davvero l’anticipo? e soprattutto come impostare correttamente la partenza.
Francesco Paolo La Francesca – Consulente Tributario Qualificato ATI e Certificato UNI 11511
