“Il Fisco guarda nel carrello” non vuol dire che qualcuno controlla lo scontrino del supermercato uno per uno.
Vuol dire che, in alcuni accertamenti, l’Agenzia delle Entrate affianca alle analisi su ISA e parametri di settore anche i dati statistici ISTAT sulla spesa media mensile, per evidenziare un’eventuale incongruenza tra reddito dichiarato e “tenore di vita minimo” del nucleo familiare.
Da “redditometro” a “supporto” nelle verifiche ISA
L’articolo ricorda che i dati ISTAT erano già stati usati (con scarso successo) nelle stagioni del redditometro; oggi tornano con un ruolo diverso: non come prova diretta di capacità contributiva, ma come “rafforzamento” di presunzioni di inattendibilità dei dati contabili.
Chi finisce più facilmente nel mirino
Dallo schema descritto nel documento, i controlli sembrano partire soprattutto quando si sommano questi elementi:
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punteggio ISA basso (l’articolo richiama la logica di risk analysis che privilegia i controlli verso chi ha ISA sotto 6);
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mancata adesione al Concordato Preventivo Biennale (o decadenza), con conseguente intensificazione delle attività di controllo;
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indicatori ISA “insoddisfacenti” (ricavi per addetto, valore aggiunto, reddito per addetto, scorte, ecc.).
Come costruiscono la ricostruzione “presuntiva”
Secondo l’articolo, l’Agenzia ricalca una logica già vista con gli studi di settore, richiamando la base normativa dell’art. 62-sexies del D.L. 331/1993, per sostenere accertamenti induttivi in presenza di gravi incongruenze tra dichiarato e valori desumibili dalle condizioni di esercizio.
In concreto, il meccanismo descritto è questo:
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si parte da ISA e da un presunto comportamento “antieconomico”;
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si applica al costo del venduto del contribuente un ricarico più alto, rilevato nei soggetti “virtuosi” del settore (ISA > 8) nell’ambito regionale;
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si usano poi i dati ISTAT come “collante” per rafforzare l’idea di incoerenza (spesa media famiglia vs reddito dichiarato), pur non usandoli direttamente per calcolare i maggiori ricavi.
Cosa cambia per te (in pratica)
Se sei un’impresa o un professionista, il messaggio operativo è semplice:
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non basta “essere in regola con la contabilità” se dai numeri emerge una marginalità anomala, scorte incoerenti o ricarichi troppo lontani dai valori di settore;
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quando l’ufficio costruisce una ricostruzione presuntiva, può usare più “tasselli” insieme (ISA, medie settore, dati finanziari e ora anche ISTAT) per rendere più “robuste” le presunzioni.
Mini esempi (molto chiari)
Esempio 1 – Margini “troppo bassi”
Se un’attività ha costi del venduto elevati e un ricarico molto inferiore ai “virtuosi” del settore, l’ufficio può ricostruire i ricavi applicando un ricarico medio più alto.
Esempio 2 – Reddito “troppo basso” rispetto al nucleo familiare
Se al contempo il reddito dichiarato risulta “incompatibile” con la spesa media ISTAT per una famiglia con quel numero di componenti, i dati statistici possono essere usati per rafforzare l’incongruenza.
Check-list “anti-sorprese” per imprese e professionisti
Ecco cosa conviene controllare prima che arrivino lettere o questionari:
1) ISA e indicatori “sensibili”
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☐ Punteggio ISA: siamo sotto soglia?
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☐ Indicatori critici: ricavi per addetto, valore aggiunto, reddito per addetto, scorte.
2) Coerenza economica
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☐ Ricarichi/margini coerenti con la realtà dell’attività (sconti, promozioni, rimanenze, cali prezzi, ecc.)
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☐ Rimanenze e costo del venduto coerenti (perché il “ricarico” si aggancia proprio lì).
3) Coerenza “familiare”
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☐ Se ci sono scostamenti evidenti tra reddito e sostenimento delle spese, preparare una lettura ordinata (risparmi, prestiti, disinvestimenti, supporto familiare, ecc.), perché i dati ISTAT possono entrare come supporto presuntivo.
Come ti aiutiamo
Come Studio La Francesca ti aiutiamo a:
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leggere in anticipo i segnali “rossi” (ISA, scorte, margini);
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mettere ordine in contabilità e documenti per rispondere con serenità in caso di richiesta;
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impostare una strategia preventiva, senza arrivare all’ultimo.
Francesco Paolo La Francesca – Consulente Tributario Qualificato ATI e Certificato UNI 11511
