Quando arriva una “lettera dal Fisco”, l’ansia è automatica. Ma le lettere di compliance non nascono per “punire”: sono pensate come promemoria per aiutare il contribuente a verificare se c’è un’incongruenza e, se serve, correggere spontaneamente.
Durante Telefisco 2026 (Il Sole 24 Ore), il Direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone ha spiegato le linee di azione: più analisi del rischio basata sui dati, più dialogo preventivo (compliance), e un rafforzamento dell’adempimento collaborativo e della gestione della riscossione.
1) Controlli “intelligenti”: i dati aiutano, ma non decidono da soli
Il cuore della strategia è l’analisi del rischio, costruita su criteri selettivi e “temi intellegibili”, per intercettare incongruenze significative (potenziali indici di evasione).
Esempi citati:
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IVA detratta in misura superiore a quanto risulta dalle fatture trasmesse;
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ricavi dichiarati superiori al volume d’affari;
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soggetti che risultano fare molte vendite pur essendo cessati ai fini IVA.
📌 Punto fondamentale: non c’è automatismo tra “indicatore di rischio” e controllo. Ogni posizione viene valutata prima di decidere se intervenire.
Numeri indicati:
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circa 17 milioni di posizioni analizzate nell’ultimo anno;
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focus finale su oltre 200.000 episodi più gravi (tra persone fisiche e imprese), con una quota rilevante di omesse dichiarazioni e una parte di soggetti sconosciuti al Fisco.
2) Lettere di compliance 2026: cosa sono e su cosa si concentrano
Nel 2026 sono previste oltre 2.400.000 lettere: Carbone le definisce “reminder”, non atti sanzionatori, utili a far emergere errori o dimenticanze e favorire la correzione spontanea.
Sull’IVA, l’attenzione sarà soprattutto su un caso molto concreto:
✅ fatture elettroniche trasmesse, ma assenza delle corrispondenti liquidazioni periodiche.
Obiettivo dichiarato: più dialogo preventivo, meno contenzioso, più adempimento spontaneo.
3) Adempimento collaborativo: più imprese, più struttura dedicata
Carbone segnala una platea “in crescita” e la possibilità (con recente provvedimento attuativo) di presentare istanza e depositare il Tax Control Framework per chi ha i requisiti dimensionali previsti.
Rafforzamento organizzativo:
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assegnati oltre 300 funzionari a dicembre;
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aperto un ufficio dedicato a Milano;
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previsto un ulteriore presidio a breve.
Situazione fotografata:
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221 imprese già aderenti;
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circa 60 in lista d’attesa (molte con istanza da gennaio).
Gestione: rimane in capo alla Direzione centrale specialistica per uniformità interpretativa, con eventuale supporto territoriale solo in una fase successiva e sempre sotto coordinamento centrale.
4) Riscossione: meno “magazzino” crediti, più efficienza
Altro obiettivo: evitare che cresca il “magazzino” dei crediti non riscossi.
Dal 2024 è prevista (tramite decreto legislativo) la possibilità di discarico automatico dei crediti affidati alla riscossione e non riscossi entro 5 anni: a regime dovrebbe ridurre sensibilmente il magazzino (spesso composto da carichi molto vecif.
In più, la legge di bilancio ha introdotto strumenti per rendere più efficiente l’affidamento dei carichi, anche grazie ai dati della fatturazione elettronica, così da calibrare meglio le azioni e ridurre aggravi per tutti.
Cosa fare se ti arriva una lettera di compliance
1) Niente panico: è un “reminder”, non una multa
Leggila con calma, annota periodo e tema (spesso IVA).
2) Incrocia i dati “chiave”
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fatture elettroniche emesse/ricevute
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liquidazioni periodiche IVA (se il tema è IVA)
3) Se c’è un errore, meglio regolarizzare subito
La compliance nasce proprio per favorire la correzione spontanea e ridurre il contenzioso.
4) Se i dati sono corretti, documenta tutto
Conserva le verifiche e la documentazione che spiega l’apparente incongruenza.
📌 Suggerimento pratico: molte incongruenze sono “tecniche” (tempistiche, registrazioni, errori materiali). Farle verificare dallo studio evita corse inutili.
Checklist veloce “anti-compliance” (per imprese e professionisti)
✅ Controllo mensile/trimestrale:
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fatture elettroniche vs liquidazioni periodiche IVA (coerenza)
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eventuali situazioni “anomale” (es. attività cessata ma operazioni presenti)
✅ Prima di inviare dichiarazioni:
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controllo incrociato ricavi/volume d’affari e coerenza generale dei dati
Francesco Paolo La Francesca – Consulente Tributario Qualificato ATI e Certificato UNI 11511
