Con la Manovra 2026 prende forma il Nuovo Piano Transizione 5.0, pensato per accompagnare le imprese nella doppia transizione: innovazione digitale e sostenibilità/energia.
Il cuore della misura è il ritorno dell’iperammortamento: in pratica, il costo del bene “vale di più” fiscalmente e quindi l’impresa può dedurre di più negli anni (ai fini IRES/IRPEF).
In parallelo, sul fronte normativo, in questi giorni il Parlamento sta discutendo i provvedimenti collegati a Transizione 5.0: al Senato c’è stato un passaggio rilevante e la scadenza per la conversione è fissata al 20 gennaio.
Da quando vale e quanto dura
Gli investimenti agevolabili sono quelli effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
Questo dà alle aziende un orizzonte “lungo” per programmare gli acquisti e gli interventi.
Quanto “pesa” l’iperammortamento: le maggiorazioni (a scaglioni)
La maggiorazione del costo (da usare in ammortamento) è prevista così:
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180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro
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100% per la quota oltre 2,5 e fino a 10 milioni
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50% per la quota oltre 10 e fino a 20 milioni
Quali investimenti rientrano
1) Beni 4.0: materiali e immateriali, con requisito chiave
Sono inclusi i beni strumentali nuovi (materiali e immateriali) funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale modello “Industria 4.0”, ma con un requisito fondamentale: interconnessione al sistema aziendale (gestione produzione o rete di fornitura).
2) Energia da rinnovabili per autoconsumo (con accumulo)
Rientrano anche i beni materiali nuovi finalizzati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo, compresi gli impianti di stoccaggio.
📌 Nota importante sul solare: per l’autoproduzione da fonte solare sono agevolabili solo impianti con moduli fotovoltaici.
La novità “Made in Europe”
La Manovra 2026 introduce la clausola “Made in Europe”: per usufruire dell’iperammortamento gli investimenti devono riguardare beni prodotti in UE o nello Spazio Economico Europeo (SEE). Questo aspetto va gestito bene già in fase di ordine, chiedendo la documentazione al fornitore.
Gli adempimenti: 3 comunicazioni + certificazione contabile
Uno dei punti più pratici (e più “insidiosi”) è la procedura, perché sono previste tre comunicazioni obbligatorie e una certificazione contabile.
Le 3 comunicazioni
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Comunicazione preventiva: indica l’ammontare degli investimenti programmati.
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Comunicazione di conferma: entro 60 giorni dal via libera del GSE bisogna attestare il pagamento di almeno il 20% del costo di acquisizione.
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Comunicazione di completamento: entro il 15 novembre 2028, attestando la chiusura dell’investimento, con certificazione contabile (revisore dei conti / revisore legale estero).
👉 Il GSE, anche per altre misure Transizione 5.0, conferma una procedura “a fasi” con comunicazioni su portale dedicato.
Perizia e soglie: quando serve (e quando basta l’autodichiarazione)
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Se l’investimento supera 300.000 euro: serve perizia tecnica asseverata per attestare caratteristiche tecniche e interconnessione.
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Se l’investimento è inferiore a 300.000 euro: è sufficiente una dichiarazione del legale rappresentante.
Il ruolo del GSE: piattaforma, accesso e controlli
Il GSE è indicato come soggetto gestore: in base a una convenzione con il MIMIT cura procedure di accesso e controllo e lo sviluppo della piattaforma informatica per domande e monitoraggio.
Consiglio pratico dello Studio: come evitare errori (prima di spendere)
Prima di firmare un ordine o un leasing, conviene fare 5 verifiche veloci:
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Il bene rientra davvero tra 4.0 / software / rinnovabili per autoconsumo?
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Interconnessione: è prevista tecnicamente? chi la realizza? come la dimostri?
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Made in Europe: chiedi subito certificazioni/documenti al fornitore.
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Pagamenti e scadenze: attenzione al 20% nei tempi richiesti e alla chiusura entro 15/11/2028.
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Perizia: se superi 300.000 €, pianificala fin dall’inizio.
Se vuoi, possiamo supportarti nella valutazione dell’investimento, nell’impostazione della documentazione e nella gestione delle comunicazioni per ridurre il rischio di contestazioni.
Francesco Paolo La Francesca – Consulente Tributario Qualificato ATI e Certificato UNI 11511
